Muore a 20 anni per una fatalità assurda. Sembrava un banale incidente domestico


Tragedia in casa a Bagnoli di Sopra, nel Padovano: un ragazzo di appena 20 anni è morto per una banalissima scivolata. E’ accaduto domenica mezz’ora dopo la mezzanotte. Il giovane stava scendendo le scale di casa quando è caduto rovinosamente per le scale urtando una porta a vetri che è andata in frantumi. Una delle schegge gli ha procurato un taglio profondo e netto che gli ha reciso l’arteria femorale e il muscolo della gamba destra.

Il proprietario dell’abitazione ha immediatamente allertato il 118, e i soccorritori, subito arrivati sul posto, hanno trasportato il ferito all’ospedale di Monselice-Schiavonia, dove però il ragazzo è giunto cadavere a causa della copiosa emorragia. L’incidente è avvenuto in via Garibaldi poco dopo la mezzanotte.  (Continua a leggere dopo la foto)







A quanto riportano i media locali, i carabinieri di Abano Terme avrebbero escluso il coinvolgimento di terze persone, confermando la ricostruzione per cui il ragazzo, di origine marocchina, sia morto per aver perso troppo sangue in seguito alla ferita alla gamba riportata nella caduta contro la porta a vetri. Las dcorsa estate il sedicenne Borel Danchio Kameni era caduto contro la porta che divide il corridoio dalla cucina dell’appartamento, al secondo piano della palazzina dove viveva con i genitori e la sorellina a Pionca di Vigonza. (Continua a leggere dopo la foto)




La disgrazia si era materializzata in un attimo, accompagnata da un rumore che ha svegliato il palazzo e angosciato una giovane madre che era in bagno con due figliolette. La tragedia si era materializzata in via Medi 4, a Pionca di Vigonza, nel palazzo che al piano terra ospita l’ufficio postale. La famiglia di origini camerunensi aveva passato la serata al parco dei Salici alla Guizza dove da giovedì a domenica si stava svolgendo il “Challenge Padova 2018”, un festival per celebrare la fratellanza e la solidarietà fra i popoli. (Continua a leggere dopo la foto)


 

Il giovane aveva sfondato la porta: lui era un sedicenne con il fisico già di un adulto, alto almeno un metro e ottanta. La porta era di quelle che si usavano negli anni ’80: telaio in legno con una lastra di vetro al centro per far filtrare la luce. Il vetro si era disintegrato e lui con le cosce era finito, di peso, sulla parte inferiore della porta dove alcuni schegge erano rimaste incastrate nel telaio: affilate come rasoi gli avevano squarciato le gambe recidendo l’arteria femorale.

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